domenica 27 novembre 2011

C'era una volta ...Il romanzo d'avventura .....2a parte

Daniel Defoe
Figlio di James Foe, mercante di candele londinese whig, liberale, originario delle Fiandre, Daniel Defoe nasce a Londra il giorno 3 aprile 1660. Viene educato in un' "Accademia dei dissenzienti": una scuola politecnica fondata da quei protestanti "cromwelliani" e non anglicani che erano banditi dalle università tradizionali, e che sarebbero divenuti di li a poco gli artefici della Rivoluzione industriale.Rinuncia a diventare pastore presbiteriano e ben presto si lancia nel commercio viaggiando sul continente. Di volta in volta fabbricante di mattoni, commerciante di prodotti di nuova invenzione, armatore, perde ripetutamente le considerevoli fortune che guadagna. All'apice del successo aggiunge al cognome originario Foe un "De" volto a identificarlo come un rifugiato fiammingo elisabettiano protestante.
Intorno all'anno 1683 Daniel Defoe apre un negozio di merci e sposa Mary Tuffley, figlia di un ricco mercante che vanta una dote di ben 3.700 sterline: da lei avrà sei figli. Nel 1692 arriva il tracollo: Defoe finisce in prigione per bancarotta con 17 mila sterline di debiti, dopo essersi distratto dagli affari per mettersi a scrivere di economia. In questi scritti peraltro Defoe raccomanda la creazione di una banca nazionale (poi nata nel 1694), di compagnie di assicurazioni (i Lloyds nasceranno poco tempo dopo), di casse di risparmio, pensioni, manicomi, auspicando - naturalmente - la riforma delle leggi sulla bancarotta.
La dura esperienza del carcere lo allontana dalle speculazioni avventate. Whig convinto, Daniel Defoe lotta nel 1685 a fianco del duca di Monmouth, figlio protestante e illegittimo di Carlo II, contro la salita al trono di Giacomo, il fratello apertamente cattolico di Carlo ed erede legittimo. Prende quindi parte alla rivoluzione (la cosiddetta "Glorious Revolution") del 1688 arruolandosi nell'esercito; partecipa alla spedizione d'Irlanda e mette il suo talento di libellista al servizio di Guglielmo III d'Orange, quando questi venne chiamato a rovesciare il suocero cattolico Giacomo il quale minacciava di introdurre in Inghilterra uno Stato assoluto, imitando il cugino Luigi XIV nella "pulizia" dei protestanti.Con il suo scritto "L'Inglese di fiero lignaggio" (The True - Born - Englishman, 1701) difende il re e la sua politica. Si batte in favore della libertà di stampa e di coscienza, della proprietà letteraria e della libertà religiosa. Con la morte del suo protettore, il re Guglielmo d'Orange, Defoe viene arrestato per aver diffamato la Chiesa d'Inghilterra in "La via più breve per i dissenzienti" (The Shortest Way with the Dissenters, 1702). Queste pagine avrebbero successivamente ispirato la "Modesta proposta" (1729) di Jonathan Swift per una soluzione del problema irlandese: si tratta di un pamphlet di satira dal titolo "A Modest Proposal: For Preventing the Children of Poor People in Ireland from Being a Burden to Their Parents or Country, and for Making Them Beneficial to the Publick" (Una modesta proposta: per evitare che i figli degli Irlandesi poveri siano un peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli un beneficio per la comunità), in cui Swift suggerisce provocatoriamente di mangiare i bambini irlandesi.
Defoe suggerisce ironicamente agli anglicani di trattare i dissenzienti come Luigi XIV aveva trattato i suoi sudditi protestanti. La collera delle alte sfere della Chiesa anglicana è tale che la Camera dei comuni lo giudica all'Old Bailey, manda a rogo il libro - fatto, questo, eccezionale - e condanna Defoe a tre esposizioni alla gogna fra le grida di sostegno della folla che lo adorava, nonchè all'imprigionamento a Newgate, che sarebbe poi diventato lo sfondo del suo grande romanzo "Moll Flanders".





Con una moglie e sei figli da mantenere, persa la fabbrica di mattoni, Daniel Defoe dà vita in prigione alla rivista "The Review" (1703 - 1713) che uscirà tre volte a settimana e che diventerà una pietra miliare del giornalismo inglese. Defoe scrive da solo, su qualsiasi argomento, tutti i numeri della rivista; mentre affettava un atteggiamento da commentatore politico indipendente si trovava in realtà - in cambio della promessa di rilascio - nel libro paga del primo ministro tory (conservatore) Robert Harley, suo supposto nemico e persecutore; resterà al suo servizio per circa undici anni.
Dopo il 1715 si allontana definitivamente dalla lotta politica. Con sessanta primavere sulle spalle si dedica alle opere romanzesche: pubblica "Robinson Crusoe" nel 1718, romanzo ispirato all'avventura del marinaio scozzese d'origine tedesca, Alexander Selkirk finito in un'isola deserta a seguito di un naufragio, e che, con mezzi di fortuna e con il sussidio del suo ingegno, riesce a costruire da zero il mondo inglese e borghese dal quale era fuggito per insofferenza della sua stessa condizione (borghese). Il successo è immediato, da subito appare immenso, tanto che durerà fino ai nostri giorni
La seconda parte della storia appare l'anno successivo. Seguono quindi vari romanzi quali "La vita, le avventure e le piraterie del capitano Singleton" (The life, Adventures and Pyracies of the Famous Captain Singleton, 1720); "Fortune e disgrazie della famosa Moll Flanders" (The fortunes and Misfortunes of the Famous Moll Flanders, 1722); "Colonel Jack" (1722); "Giornale dell'anno della peste" (A journal of the Plague Year, 1722) e "Lady Roxana" (Lady Roxana or the Fortunate Mistress, 1724).





Precursore del realismo immaginario, Daniel Defoe è considerato a tutti gli effetti il primo moderno scrittore "seriale". Defoe non era in realtà interessato a creare o sviluppare il romanzo a fini letterari. Era prima di tutto un giornalista e un saggista, e allo stesso tempo anche un professionista della penna pronto a mettere il suo talento al servizio del miglior offerente. Defoe è stato visto più volte dalla critica letteraria come il padre del romanzo moderno, in particolare di quella forma in prosa in cui la figura di un singolo personaggio o di un gruppo di personaggi e del loro destino sia al centro della vicenda, in cui si cerca di rispettare determinati criteri di coerenza e verosimiglianza. Defoe non inventò un genere ma fu di fatto il primo a utilizzare questo tipo di forma letteraria per una produzione sistematica.
Dopo un'esistenza caratterizzata da numerose delusioni e disgrazie, Daniel Defoe muore a Moorfields, nei pressi di Londra, il 24 aprile 1731, abbandonato da un figlio che l'aveva depredato da ogni bene lasciandolo nella miseria più estr
ema.( da biografieonline)





- Robinson Crusoe -
Riassunto :Il romanzo di narra la storia di Robinson Crusoe, uno spirito vagabondo che ignora i consigli del padre che gli intima di cercare una tranquilla vita borghese e sceglie di viaggiare. Suo padre rifiuta fermamente di acconsentire ad un tale proposito e si spinge sino al punto da sostenere che se Crusoe andrà per mare Dio non avrà pietà di lui. Quando i primi viaggi di Crusoe sembrano avverare questa profezia (a causa del primo per poco non perdeva la vita durante una tempesta e a causa dell'altro fu ridotto per un periodo di tempo in schiavitù), sembra che il protagonista dia retta all' ammonimento del padre e si stabilisce in Brasile dove acquista una piantagione di tabacco. Ma dopo breve tempo Robinson decide di mettersi al comando di una spedizione che avrebbe procurato a lui e ad altri coltivatori degli schiavi che potessero aiutarli nel loro faticoso lavoro ma, alla fine di questo viaggio, si ritrova ad essere l'unico superstite di un naufragio su un'isola deserta.
Grazie al suo ingegno e salvando tutto quello che può dalla nave, Crusoe riesce a sopravvivere sull’isola per ben 28 anni. Presto comincia a costruirsi utensili, ad addomesticare degli animali, a coltivare cereali e quindi in qualche modo a prosperare. All'inizio maledice il suo destino, ma poi, prendendo in mano una Bibbia che aveva recuperato dal naufragio, comincia a pensare in modo più profondo alla religione e alla Provvidenza e arriva a considerare il suo soggiorno sull'isola come una conseguenza della sua imprudenza.
Dopo diversi anni Crusoe scopre che l'isola non e' completamente disabitata: occasionalmente dei nativi vengono dal continente sull'isola per compiere dei riti cannibalistici. Così Robinson inizia a coltivare il sogno di poter avere un compagno sull’isola, magari salvando una delle vittime che i cannibali portano sull’isola per essere mangiate. L’occasione si presenta quando, durante una delle visite dei cannibali, Crusoe salva un giovane selvaggio ed egli, in cambio, promette di essergli servo fedele per sempre. Crusoe chiama il cannibale Venerdì, dal nome del giorno in cui l' ha salvato, e riesce a convertirlo alla religione Cristiana.
Alla fine, ventotto anni dopo il naufragio, si verifica un ammutinamento su una nave vicino all'isola e il capitano spodestato e altri due marinai vengono trasportati sull'isola per essere ivi abbandonati. Crusoe e Venerdì intervengono a favore del capitano aiutandolo a riconquistare la nave e chiedendo in cambio di essere portato in Inghilterra. Dopo un lungo viaggio arriva nella sua città ma scopre che i suoi genitori sono morti, così decide di tornare in Brasile alla sua piantagione e scopre che grazie a questa era diventato molto ricco ; così non volendo però rimanere lì decide di vendere la sua parte di terreno e di tornare in Inghilterra dove trova la salute, il matrimonio e una famiglia. Nonostante questo alla fine decide di rimettersi in viaggio sulla nave del nipote.
Nello scrivere ciò che diventerà una delle opere più celebri della letteratura mondiale, Daniel Defoe si ispirò ad una storia vera: un marinaio di nome Alexandre Selkirk, abbandonato nel 1705 nell'isola di Juan Fernandez, al largo del Cile, viene ritrovato quattro anni più tardi allo stato quasi selvaggio.

Il canovaccio iniziale consegnato da Defoe all'editore Taylor recava come titolo: «La vita e le strane e sorprendenti avventure di Robinson Crusoè, che visse ventott'anni da solo in un' isola deserta al largo delle coste dell'America, non lontano dalla foce dell'Orinoco , approdato sulla spiaggia in seguito ad un naufragio dov'erano periti tutti i marinai eccetto lui». Taylor accetta e si attende un'opera di 350 pagine. Ne verrà fuori un capolavoro. Il personaggio di Robinson diventa mitico: vestito di pelli di capra, riparato da un immenso cappello e da un ombrello fatto di foglie, un fucile in spalla, Robinson resiste all'angoscia, allo scoraggiamento, e , grazie alla sua pazienza e al suo lavoro ostinato, perviene ad una organizzazione perfetta della sua vita quotidiana e della sua sopravvivenza. Muratore, cacciatore, falegname, allevatore, coltivatore secondo la bisogna, giunge dopo mesi a costruirsi un alloggio, a nutrirsi, a vestirsi. E «addomestica» anche il «buon selvaggio» Venerdì che converte alla cultura occidentale. Da allora la vita di Robinson che sembrava il dramma della solitudine appare invece come « il più felice trattato di educazione naturale». (J.J.Rousseau)
Siamo tutti Robinson Crusoe

di Claudio Magris


Naufragare in un mare d' incertezze e rinascere per nuove avventure. Non c' è nulla di più moderno Il contabile dell' Utopia Robinson incarna il progetto, il rigore borghese, la nascita della modernità

La lettura. Miti d' oggi. Da Defoe all' Isola dei famosi

Scampato da poco al naufragio e scagliato dai flutti sull' isola sconosciuta e solitaria, Robinson Crusoe, appena sistematosi in un provvisorio riparo, organizza un sistema per misurare il tempo e stende - nell' angoscia della sua situazione e nell' incertezza della sua sorte - un vero e proprio bilancio (anzi Bilancio, con la maiuscola) «dello stato dei suoi affari», dei beni e dei mali della sua condizione, naufragato ma sopravvissuto, tagliato fuori dal mondo ma in un' isola non troppo inospitale né pericolosa, solo ma fornito di molte cose utili portate dal mare sulla spiaggia. Steso in vere e proprie tabelle, questo rendiconto del dare e dell' avere libera la mente di Robinson dall' ansia per la sua situazione, impedisce alla sua ragione di precipitare nel panico; non riguarda una sfera dell' attività, bensì la vita intera e viene recepito con un piacere fisico, quasi sensuale, come i ruvidi abiti sulla pelle, il calore del fuoco, gli odori della foresta. L' epopea borghese alla conquista del mondo sconosciuto, di cui il romanzo di Defoe (1719) è la prima e più grande espressione poetica, vive l' economia come forza vitale, il fluire del denaro come l' impetuoso scorrere del sangue; anche la contabilità è avventura, come i traffici e i naufragi che essa registra.

Sull' isola deserta di Robinson il denaro non c' è e non serve; non esiste il valore di scambio: «solo aveva Valore ciò di cui potevo fare Uso». Ma la partita doppia abbraccia tutto, la costruzione della casa nel bosco, l' esplorazione dei dintorni, la caccia, la paura, la preghiera e la fede nella Provvidenza, come diceva Marx; il tempo, in quella lotta solitaria per la sopravvivenza, è più che mai denaro. Le bufere della natura travolgono l' esistenza e l' ordine prestabilito, ma ogni azione umana è Progetto, disegnato razionalmente e vissuto con passione; nessuna opera - dice Robinson nella selva - «può essere intrapresa prima di averne calcolato i Costi». Se per Rousseau Robinson, come Venerdì, è il prototipo dell' uomo naturalmente buono che, lontano dai vizi della società, inventa da solo la civiltà, e se per Kant egli è l' individuo moderno nostalgico di innocenti paradisi naturali ma consapevole di costruire un progresso e una civiltà che se li lasciano indietro e li rendono impossibili, Marx ha visto nell' eroe di Defoe «l' imprenditore di se stesso» che si muove come se la benevola «mano invisibile» dell' economia liberista reggesse pure la natura ovvero come se i processi economici fossero naturali, finendo invece per provare che tutto, anche la vita dell' individuo solo in un' isola remota, è società. Un grande libro non si esaurisce mai nelle interpretazioni ideologiche, le quali non lo impoveriscono bensì lo arricchiscono, dimostrando la sua inesauribile ricchezza che a ogni epoca, come a ogni lettore, svela nuovi aspetti e nuovi significati, rispondendo alle diverse domande delle generazioni che si susseguono. Marx che legge e discute il Robinson Crusoe è come Platone che legge e discute Omero, andando magari al di là di lui ma solo grazie a lui e ritrovandoselo ogni volta inaspettatamente davanti.

Robinson Crusoe è il libro d' avventura per eccellenza, uno di quei grandissimi libri di cui ogni riga è insostituibile, ma la cui grandezza è tale da poter essere colta perfino attraverso riduzioni e rifacimenti riassuntivi, come quelli che, nell' infanzia o nell' adolescenza, hanno fatto conoscere a quasi tutti noi per la prima volta quella storia immortale, il cui senso essenziale balenava pure in quei sempliciotti adattamenti. Come l' Odissea, il Don Chisciotte o Guerra e pace, pure Robinson lo si legge e rilegge nella vita tante volte, scoprendovi strati sempre nuovi, ha scritto Alberto Cavallari, cui si deve non solo una mirabile traduzione del romanzo (Feltrinelli, 1993), ma anche un ampio saggio introduttivo - L' isola della modernità - di altissima qualità, che dice sostanzialmente tutto sul libro, le sue interpretazioni e le sue trasformazioni nel tempo e che non si può fare a meno di parafrasare. A differenza di altri generi narrativi, come il romanzo psicologico, in quello d' avventura può accadere e accade di tutto, le svolte più impensabili, mutamenti di orizzonti e di identità, cavalcate e disarcionamenti. Sotto questo profilo, anche il romanzo avventuroso più ingenuo è quello più vicino alla realtà, perché pure la realtà più prosaicamente uniforme è suscettibile, in qualsiasi momento, dei rovesci più imprevedibili. Quella grande libera avventura di Robinson, che allarga il cuore e lo apre a paesaggi sconfinati e a peripezie azzardate e tenaci, è anche una delle più grandi parabole della nascita della modernità, di cui Defoe è «un Padre Fondatore» (Cavallari). Robinson prosegue e capovolge il romanzo d' avventura e di viaggio dei secoli precedenti; la sua penna conquista l' ignoto e l' immaginario alla realtà e alla conoscenza, anche puntigliosamente pratica e utilitaristica, dilatando per altro il viaggio a nuova allegoria morale dell' individuo moderno. Robinson è il nuovo homo oeconomicus, un protestante capitalista asceticamente dedito al lavoro; Defoe, che ha pure narrato in altri capolavori - poeticamente forse ancora più grandi - le spregiudicate gesta erotiche di Moll Flanders e Lady Roxana, fa di Robinson un personaggio senza vita sessuale, «Adamo senza Eva» (Cavallari): nella penultima pagina, matrimonio, paternità e vedovanza dell' eroe sono riassunti in due righe e mezza, su un totale di 300 pagine. Col buon selvaggio Venerdì Robinson vive in fraterna e democratica amicizia, ma egli è pure sovrano e signore dell' isola, avanguardia della colonizzazione bianca, incarnazione bifronte dell' ambiguità del progresso, che porta civiltà e dominio, libertà e nuove schiavitù, in una tragica spirale che segna il peccato originale della modernità. In molte storie precedenti di mare e di naufragio, l' isola cui approdavano tanti fuggiaschi, ammutinati e ribelli, era un asilo, un luogo di purezza e libertà in cui sfuggire ai mali della storia e della società; per Robinson - come per tanti suoi imitatori - essa è invece dapprima patita come esilio dalla civiltà e poi goduta quasi come colonia. Profondamente religioso, Robinson è l' alfiere di una religione illuminista del progresso e della tecnica che poco a poco assorbe ogni trascendenza in una spietata e livellante secolarizzazione; come Ulisse dissolve con la sua razionalità l' incanto - e l' orrore - del mito, delle sirene e dei ciclopi, Robinson stritola la poesia della vita nella ferrea esecuzione del Progetto, nella finalità sociale cui vengono sottomesse tutte le diversità dell' esistenza e il romanzo è la poeticissima e sobria rappresentazione di questo trionfo della prosa borghese. Defoe è insieme neutrale cronista, fantasioso cantore e inevitabile smascheratore del nuovo homo oeconomicus destinato a dominare il mondo e del capitalismo, la forza più rivoluzionaria, sovversiva e sradicante della storia, con la sua vitalità creatrice, distruttiva e autodistruttiva come il fato. Non a caso egli è uno dei creatori se non il creatore - dopo Don Chisciotte - del romanzo moderno, il genere letterario che assume nella sua stessa forma la vitalità, la volgarità, la prosaicità, il compromesso, la contraddizione della modernità borghese. Defoe coglie questo mondo nei suoi grandi romanzi e pure lo incarna spregiudicatamente nel suo lavoro di grandissimo giornalista che, consapevole di quanto condizionata dal potere economico sia la libertà di stampa, riesce a dire la verità imbrogliando i suoi datori di lavoro, passando dai liberali ai conservatori per esprimere idee liberali, spesso stipendiato dagli uni quando lavora per gli altri, ricorda Cavallari. Come diceva Trevelyan, egli è il primo che vede morire il vecchio mondo con occhi moderni; il primo ad avvertire che l' Europa e l' Occidente non riuscivano più a capire, a esorcizzare, a integrare l' Altro che andavano scoprendo e conquistando né a sbarazzarsi del suo fantasma.

Come si conviene al capolavoro di un autore spesso squattrinato ma consapevole del nuovo ruolo del denaro e del mercato, Robinson Crusoe fu il primo bestseller della letteratura mondiale: nella bibliografia di Ullrich, edita nel 1898, si parla di 196 edizioni, molte delle quali uscite in pochissimi anni dopo la prima, e di 110 traduzioni (anche in gaelico, in bengali, in turco). Il romanzo ha avuto inoltre subito innumerevoli imitazioni e rifacimenti, specialmente in Germania; le cosiddette Robinsonaden, il cui numero oscilla intorno alle 200-250, anche se - come ho avuto modo di verificare direttamente, avendone lette un centinaio - è difficile stabilire una cifra precisa, perché spesso si sovrappongono e si plagiano a vicenda. C' è un Robinson olandese (1721), e negli anni seguenti un francese, un tedesco, un sassone, un nordico, un vestfalo, uno svedese, un americano, un inglese, uno slesiano, uno spagnolo, un basso-sassone, una Madamigella Robinson; ci sono anche un Robinson medico, un libraio e uno «filosofeggiante», c' è quello pedagogico di Campe (1779); altri romanzi non recano il nome nel titolo, ma ricalcano il naufragio sull' isola deserta, la costruzione della casa e dunque del mondo, l' incontro col selvaggio. Sono romanzi influenzati da Defoe, ma anche da altri testi come La storia dei Sevarambi del francese Denis Vairasse o La Terre Australe di Gabriel Foigny, pervasi da quell' inquietudine e da quella crisi della coscienza europea - magistralmente analizzata nel vecchio omonimo libro di Paul Hazard - che, svincolandosi dal classicismo assolutistico e dogmatico del Seicento e scoprendo nuovi mondi, metteva in discussione se stessa e sognava terre sconosciute e vergini quale teatro di utopie politico-morali, sede di favolosi regni di pace, di uguaglianza, di libertà religiosa, di comunità di beni e comunione sessuale. L' utopia è l' orizzonte di queste avventure di mare e di naufragio, il sogno di un felice Stato di natura, ma Robinson, l' uomo nuovo di questo sognato mondo nuovo, è in realtà la svolta della Storia che avanza a distruggere i presunti paradisi, anche se spesso quest' avanzata assume l' illusoria forma di una fuga, come accade nella più bella - l' unica veramente bella - robinsonata, L' Isola Felsenburg ovvero Meravigliosi destini di alcuni naviganti del tedesco Johann Gottfried Schnabel (1731), in cui diverse persone dalle travagliate vicende approdano all' isola per fondarvi un' utopica comunità patriarcale. Come accadrà, con ben altre inquietudini e profondità, nel mito dei Mari del Sud di Melville, Stevenson o Gauguin, l' isola è spesso paradiso erotico, libero e insieme innocente. Nel Joris Pines (1726), rifacimento di un testo più antico, la comune sessuale è anche comunità incestuosa e nel Robinson tedesco la madre del protagonista si accoppia pure a uno scimmione, dandogli dei figli. Licenziosità e moralismo edificante convivono spesso in questi romanzi, molti dei quali non sono meno dozzinali e melensi dell' Isola dei famosi, l' odierna robinsonata televisiva; il passato è ricco di bellezza e di stupidità come il presente. Il mito di Robinson ha continuato a vivere in rielaborazioni pedagogiche, rifacimenti d' appendice, racconti per ragazzi come lo stucchevole Robinson svizzero del parroco Wyss, e testi di prima qualità, da Venerdì o il Limbo del Pacifico (1967) di Michel Tournier, in cui il selvaggio converte il borghese a una magica esistenza primitiva, alla Parete dell' austriaca Marlen Haushofer (1963), vicenda di una donna unica sopravvissuta a una misteriosa fine del mondo, sino a L' uomo nell' olocene (1979), forse il capolavoro di Max Frisch, anch' esso pervaso dal senso di irreparabile, ironica e tragica fine dell' individuo nell' alluvione della natura e della storia. La robinsonata totale, secondo Adorno, l' ha scritta Kafka, nei cui testi l' uomo è solo e naufrago in una realtà inesplicabile. Non c' è fine al naufragio, ma neanche inizio. Così come Selkirk, il marinaio naufragato le cui vicende hanno ispirato Defoe, aveva trovato sull' isola un altro arrivato prima di lui, Will il Mosquito, quasi ogni Robinson trova sulla sua isola un predecessore oppure tracce della sua permanenza: quello sassone trova un vecchio spagnolo, quello tedesco addirittura il cadavere di suo padre, altri trovano scritti di naufraghi morti da tempo, in cui si parla di altri naufraghi ancora più antichi e così via, in quel «pozzo del passato» che affascinava Thomas Mann e di cui non si tocca mai il fondo. L' origine è più incerta, inattingibile e infondata della fine; forse non esiste e il naufragio - il male, il dolore, l' insensatezza e la resistenza a tutto questo - si ripetono da sempre. Non per nulla Camus sceglie una frase di Defoe quale epigrafe per La peste.

Claudio Magris

Corriere della Sera

domenica, 28 novembre, 2004 

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