lunedì 14 novembre 2011

C' ERA UNA VOLTA.......LA FIABA .....


Per favola si intende un genere letterario caratterizzato da brevi composizioni, in prosa o in versi, che hanno per protagonisti di solito animali –più raramente piante o oggetti inanimati – e che sono fornite di una "morale".
Il termine italiano «favola» deriva dal termine latino "fabula", derivante a sua volta dal verbo "fari" = dire, raccontare. Il termine latino «fabula» indicava in origine una narrazione di fatti inventati. La favola ha pertanto la stessa etimologia della "fiaba". Sebbene favole e fiabe abbiano molti punti di contatto, oltre alla comune etimologia, i due generi letterari sono diversi:
  • i personaggi e gli ambienti delle fiabe (orchi, fate, folletti, ecc.) sono fantastici, mentre quelli delle favole (animali con il linguaggio, i comportamenti e i difetti degli uomini) sono realistici
  • la favola è accompagnata da una "morale", ossia un insegnamento relativo a un principio etico o un comportamento, che spesso è formulata esplicitamente alla fine della narrazione (anche in forma di proverbio); la morale è assente nelle fiabe, o sottintesa e non centrale ai fini della narrazione.
Le fiabe, da sempre considerate patrimonio della letteratura infantile e relegate in posizione subalterna rispetto ad altri testi, sono state attualmente rivalutate dalla scienza antropologica attraverso lo studio delle tradizioni popolari e delle culture orali.
La più antica favola, tra tutte quelle note, è considerata la Storia dei due fratelli, un componimento egizio del XIII secolo a.C.; testi egizi analoghi, ma di epoca successiva, sono Il principe predestinato (XIX dinastia) e Menzogna e verità (Periodo del Nuovo Regno).
La tradizione orale della favola in India può esser fatta risalire al V secolo a.C. La più antica raccolta di origine orientale, il Pañcatantra è sopravvissuta solamente attraverso una traduzione araba dell'VIII secolo; un'altra opera in sanscrito, l'Hitopadesa, pur contenendo materiale tradizionale elaborato molti secoli prima, è stata compilata solo nel XII secolo.

Di Esopo, il più antico autore di favole dell'antica Grecia e del mondo occidentale, possediamo 400 favole in prosa di cui tuttavia non si sa quanto l'attuale redazione, ellenistica o bizantina, corrisponda all'originale. La stessa storicità di Esopo è stata spesso messa in discussione: Esopo sarebbe stato uno schiavo, di origine frigia, vissuto in Grecia nel VI secolo a.C. .(da Wikipedia)
Visse a Samo, ma viaggiò in Oriente e in Grecia. Sarebbe morto in seguito a un processo per furto intentatogli dagli abitanti di Delfi, da lui beffati. Sono giunte sotto il suo nome centinaia di favole, che costituiscono il corpus Aesopianum: si tratta per lo più di ingenui e garbati apologhi di animali (sostituiti agli uomini e operanti come gli uomini), ispirati a una morale comune e popolare.
La favola di Esopo consiste nella narrazione agevole e piana di una semplice vicenda, i cui protagonisti sono generalmente animali (leone, cane, volpe, rana, ecc.), ma talvolta anche uomini, per lo più identificati attraverso la loro professione (vasaio, pescatore, pastore, taglialegna, ecc.).
Le sue favole costituiscono ancora il modello del genere letterario e rispecchiano comunque la morale tradizionale dell'antica Grecia. Platone ci informa che lo stesso Socrate aveva messo in versi alcune favole di Esopo.(da www.lefiabe.com/esopo/).
Le sue favole hanno principalmente uno scopo didascalico ed educativo. Ciò significa che, nelle narrazioni, assistiamo di continuo a situazioni ispirate a un insegnamento pratico soprattutto con uno sfondo di deterrente morale che si riflette sulla fisicità e sull’emotività dei personaggi. Gli exempla di Esopo sono magistrali nella loro piccolezza, riflettono infatti, in situazioni elementari, tutte le caratteristiche della vita reale. L’inganno, la verità, l’apparenza, la stoltezza e l’astuzia: queste caratteristiche astratte sono esposte di frequente in Esopo, ma tutte in correlazione con la morale finale, con un fine educativo.
Così come l'autore latino Fedro (I secolo d.C.) , ne scrive simili per imitazione e molto più tardi anche il francese La Fontaine.
FEDRO (20 AC - 50 DC) stato un favolista latino attivo sotto Tiberio, Caligola, e Claudio. Nel quadro della letteratura della prima età imperiale, è stato uno dei pochissimi autori di nascita non libera: era infatti schiavo trace e nei manoscritti delle sue opere e citato come libertus Augusti, poichè sembra che sia stato liberato dall'imperatore.  Scrisse cinque libri di Fabulae (il titolo integrale è: Phaedri Augusti liberti fabulae Aesopiae), ma, di esse, ne restano appena novantatré: troppo poche, in verità, data anche la limitata estensione della maggior parte di esse, per pensare che potessero formare davvero un complesso di cinque libri. Si sospetta, perciò, a ragione, che ogni libro (specialmente il II e il V) sia stato sottoposto, attraverso i secoli, a tagli immeritati per ragioni didattiche e moralistiche, dal momento che il testo di Fedro divenne, presto, lettura di scuola.
Egli stesso dichiara che le sue favole sono “esopie”, cioè seguono il genere di Esopo, ma non “esopiche”, perché molte di esse si ispirano a soggetti nuovi ,non trattati dal «gobbo frigio». Tali sono, ad esempio, tutte quelle di ambiente romano, suggerite dalla dura realtà della vita, da fatti, costumi e personaggi delL'epoca, che entrano a far parte di quel variopinto mondo animalesco nel quale pare rispecchiarsi tutta L'umanità, con le sue tendenze e i suoi difetti, con i suoi istinti e i suoi peccati.
La prepotenza, L'astuzia e L'ipocrisia, L'ingordigia e la rapacità, la vanagloria, la servilità, la ferocia, la crudeltà, la vendetta e quant'altro simile trovano espressione allegorica nel leone, nel lupo, nella volpe, nel cane, nelL'aquila, nel pavone, nel corvo, nella pantera, nel coccodrillo, nel serpente: non c'è animale domestico e selvatico dei più comuni che non figuri nella ricca galleria fedriana, a rappresentare un certo tipo di umanità, a richiamare la riflessione moralistica dello scrittore. Ricordiamo ad esempio "Il Lupo e l'agnello", "La rana e il bue ".
Nel Medioevo il genere della favola ebbe molta fortuna, così come nel rinascimento :già agli inizi del XVI secolo delle favole scherzose, sul modello di Orazio, ricorrevano di frequente nelle Satire dell'Ariosto ; è il caso, per esempio, della favola della zucca nella Settima satira o delle favole della gazza e della ruota della fortuna nella Terza satira. Anche Leonardo da Vinci scrisse alcune favole che seguono la struttura della favola classica, ma che hanno per personaggi soprattutto gli elementi naturali e veicolano una morale pessimistica.

Le opere di Leonardo da Vinci: parole e frasi non possono bastare per descrivere il genio dell'uomo che è stato Leonardo. L'eredità lasciata alla cultura e alla scienza è indescrivibile, tra questa possiamo annoverare a conferma delle sue estroverse creazioni, alcune favole classiche e racconti classici:
"Il granchio ","Il ragno e l'uva","La volpe e il caprone","Il testamento dell'aquila",
"La volpe e la gazza ","Il pellicano ","Il pavone ","Il toro ","L'ermellino","Il ragno nella buca della chiave","Il cigno ","Il cardellino".
   
Ricorsero alle favole anche i polemisti fautori della Riforma protestante, per es. Erasmus Alberus, la cui opera fu apprezzata da Martin Lutero che nella favola vedeva un efficace strumento nella polemica protestante contro la Chiesa cattolica.
In Italia, in età barocca, la favola non ebbe molti cultori. Mentre in Francia. Fra la fine XVI secolo e gli inizi del XVII secolo due importanti opere filologiche attirarono l'attenzione su Fedro. Nel 1596 il calvinista francese Pierre Pithou pubblicò un importantissimo codice del IX secolo di Fedro, noto come "Pithoeanus", mentre nel 1608 fu il padre gesuita Jacques Sirmond a scoprire nella biblioteca dell'abbazia di Saint-Remi un secondo codice di Fedro, anch'esso del IX secolo, noto come "Remensis" e purtroppo perduto nel 1774 per un incendio. Questi ritrovamenti ravvivarono in Francia il gusto per la favola; non a caso un francese, Jean de La Fontaine(1621-1695), creò dei veri capolavori riscrivendo in versi molte favole di Esopo, di Fedro o quelle appartenenti alla tradizione medioevale. Nella prima raccolta di Favole (1668) La Fontaine seguì il modello di Esopo; nei libri pubblicati durante i successivi 25 anni La Fontaine utilizzò la favola per fare della satira sulla la corte, l'aristocrazia, la Chiesa, la nascente borghesia, in breve l'intero consorzio umano. La sua influenza fu enorme in tutta Europa . Autore molto legato a favole animali dai contenuti sempre originali e appassionanti.

La morte è uno degli elementi ricorrenti nelle Favole, in associazione al diritto del più forte, senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli infelici. Forse una delle morali complessive delle Favole è l'accettazione completa della natura umana: ad esempio La Fontaine certamente non vuole dare ragione al lupo nella Favola celeberrima, però ammette l'impossibilità di salvare l'agnello. Quando il coraggio è teso contro l'ordine della natura, si risolve in una situazione ridicola e buffa, come il gonfiarsi della rana e la goffaggine degli ipocriti.
 Rielaborate anche dalla tradizione popolare, inventate e raccontate dai nonni ai nipoti.
Cito alcuni titoli:
"La favola: Il calvo e la mosca","Il gallo in portantina ","Il lupo e il cane "
"La rana e il bue ","La volpe e il corvo","I due cani e l'asino morto"
"La cicala e la formica","L'aquila e la civetta ","Il gallo e la volpe"
"Il topo e l'ostrica","La testuggine e le due anatre","Il Topo e l'Elefante"

M.ME LE PRINCE de Beaumont (1711-1789) pubblica "le magasin des Enfants "e " le magasin des Adolescents" la cui unica fiaba sopravvisuta "la Bella e la Bestia" .
Il secolo d'oro della favola fu il XVIII secolo. Sotto il camuffamento degli animali delle favole gli illuministi lasciavano intravedere la sottostante razionalità.
 In Italia scrissero favole Aurelio de' Giorgi Bertola, l'abate Giovanni Battista Casti, Tommaso Crudeli, Antonio Jerocades, Giambattista Roberti, Lorenzo Pignotti, Luigi Clasio (pseudonimo di Luigi Fiacchi), Giovanni Meli, autore di "Favuli morali" (Favole morali) in siciliano.
Scrissero favole: in Francia Jean-Pierre Claris de Florian, nipote di Voltaire,
 in Inghilterra John Gay, in Spagna Tomás de Iriarte e Félix María Samaniego.
In Germania scrisse favole Christian Fürchtegott Gellert, mentre Gotthold Ephraim Lessing, oltre che autore di favole, ne studiò la struttura e la funzione in cinque trattati pubblicati solo di recente in italiano.
Scrissero favole in Danimarca Edvard Storm, in Polonia Ignacy Krasicki e in Russia Ivan Ivanovic Dmitriev, che fu ministro della giustizia di Alessandro I di Russia, e soprattutto Ivan Andreevič Krylov, giudicato il più grande scrittore di favole russo.
Sebbene nel XIX secolo alle favole vennero preferite di solito le fiabe, non mancarono grandi autori di favole anche in quell'epoca, per esempio Cristóbal de Beña e Juan Eugenio Hartzenbusch in Spagna; Ambrose Bierce negli Stati Uniti d'America (quest'ultimo utilizzò la favola come mezzo di satira politica) e Beatrix Potter in Inghilterra; quest'ultima fu una autrice di favole più aderenti alle convenzioni del passato.



 Scrisse favole anche il grande Tolstoj il quale le inserì ne I quattro libri di lettura, scritti per i figli dei contadini che frequentavano la scuola di Jasnaja Poljana da lui fondata.
Le favole, che da sempre nel pubblico alternano periodi di favore a
periodi di negligenza, tornano prepotentemente di moda con i Fratelli
Grimm e Andersen. In Germania vengono sì pubblicate delle raccolte
di fiabe, come le Funfzig Fabeln fur Kinder (1833) e Noch
Funfzig Fabeln
(1837) di Guglielmo Hey, ma il vero valore artistico della fiaba si deve alle

raccolte di Giacobbe (1785-1863) e Guglielmo (1786-1859) Grimm,
che peraltro non intendono scrivere per l'infanzia, ma, mossi da spirito
scientifico, intendono ricostruire le tradizioni teutoniche e raccogliere
le leggende popolari fino ad allora tramandate oralmente.
Di cui ricordo le più famose : "Cappuccetto Rosso ","pollicino","il principe ranocchio","biancaneve"
"raperonzolo ", e molte altre riprese da Walt Disney.
 Guglielmo Hauff (1802-1827), precettore presso una casa nobiliare,
riadatta per i fanciulli Le mille e una notte e nel 1826 pubblica
La carovana, serie di novelle di ispirazione orientale;
nelle serie successive, Lo sceicco di Alessandria e L'osteria
dello Spessart
, si esalta lo spirito germanico e non manca la

satira contro gli Inglesi e i Francesi.
Hans Christian Andersen (1805-1875), nato e vissuto povero, compie
studi di filosofia e filologia, e pubblica una prima raccolta di poesie;
nel 1835 dà alle stampe le prime Novelle, alle
quali ne seguono altre, apprezzate e tradotte ovunque. La freschezza
e la semplicità della narrazione, talvolta pervase da un delicato
umorismo, la levità e la grazia, la delicatezza di sentimento,
dove il reale si mescola delicatamente al fantastico e alla natura,
ne fanno forse l'autore di fiabe per eccellenza.
 Ricordiamo :"La Sirenetta" , "Le scarpette rosse","Il soldatino di piombo","La regina delle nevi" ..
Scrive una fiaba anche William Thackeray (1811-1863), The
Rose and the Ring
(1855), e dalle fiabe ben presto nasce il

gusto delle leggende, eroiche e classiche.
  Sir Walter Scott (1771-1832) rielabora vecchie leggende in Tales
of Grandfather
, poi riprende l'epica cavalleresca, che darà

l'avvio al filone del racconto storico denominato di "cappa e spada".
Al tedesco Gustavo Schwabe (1792-1850)
viene l'idea di raccogliere e pubblicare in Die Deutschen Volksbucker
le antiche leggende medievali, comprendenti i cicli dei Nibelunghi,
di Gudrun, di Teodorico il Grande, così come i poemi cavallereschi
medievali (Parsifal, Lohengrin, Orlando) e le leggende dell'antica Grecia.
Anche l'americano Nathaniel Hawthorne (1804-1864) rielabora per l'infanzia i miti greci in A Wonder Book (1852) e Tanglewood Tales (1856).
Charles Kingsley (1819-1875), un ecclesiastico che vuole conciliare
scienza e religione e scrive innumerevoli e coltissimi sermoni, pubblica
nel 1863 The Water Babies, sorta di favola moraleggiante
che ottiene un successo strepitoso. Ma nel firmamento inglese brilla
una stella insuperata per fantasia e grazia: è
Lewis Carroll, pseudonimo del reverendo Charles Lutwidge Dogson (1828-1898).

 Scrive durante il periodo vittoriano, quando la letteratura per l'infanzia si scrolla di dosso una volta per
sempre il pedagogismo fine a se stesso; egli mantiene sempre separate
le sue due personalità: come C. Dogson pubblica trattati di matematica
e di logica ad Oxford, come L. Carroll pubblica nel 1886 Alice's
Adventures in Undergrood
, illustrato da lui medesimo, in seguito

divenuto Alice's Adventures in Wonderland( Alice nel Paese delle Meraviglie), illustrato
da Tenniel.
 Nel 1871 esce Alice through the Looking-glass.
Le bizzarrie e le filastrocche si perdono nelle traduzioni, il volume
andrebbe letto in originale per non perdere le rime e le assonanze.
Il libro si rivolge direttamente al pubblico infantile, ed ha come unico
fine il divertimento; è ancor oggi uno splendido esempio di "racconto
fantastico". Anche in Russia si parla di favole, tramandate oralmente
con i poemi anonimi chiamati Biline, che raccontano imprese
di prodi cavalieri al servizio della Russia. Racconti e novelle vengono
pubblicati nei giornaletti per ragazzi, che hanno un vasto sviluppo tra l'800 e il 1870.
In Italia bisogna attendere il secondo Ottocento per avere nuovamente
una produzione letteraria per ragazzi; inizialmente infatti sono sacerdoti
pedagogisti coloro che pubblicano novelle e racconti, purtroppo intrisi
di didascalismo e retorica. Vale la pena tuttavia citarli.
E' il periodo dei racconti educativi; a Firenze si indice un concorso
(con Mille Lire di premio) per un'opera originale che servisse
sia di lettura sia di istruzione: nel 1836 il premio viene vinto dal
Giannetto di Alessandro Luigi Parravicini (1799-1880), specie di piccola enciclopedia,
arida e didascalica, che tuttavia ebbe enorme successo e che verrà
ripreso dal Collodi.
Pietro Thouar (1809-1861) viene considerato il vero iniziatore di una letteratura
infantile italiana. Dalla scuola dei Padri Scolopi viene espulso come
"incorreggibile" e viene impiegato in una stamperia, dove
ha modo di istruirsi; affiliato alla Giovane Italia, propaga in Toscana
le idee politiche del Berchet e fa parte del movimento per l'istruzione
popolare. Stampa così un lunario per il popolo, dove compaiono
quei bozzetti che più tardi saranno raccolti con il titolo Scene
di Camaldoli
. Infine si impega come precettore e si dedica alla

letteratura. Dei Racconti per fanciulli (1847) fa parte
il celebre racconto La madre; pubblica le biografie degli uomini
illustri, i Racconti storici, i Racconti per giovinetti,
il Sillabario.
 In seguito anche Don Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, pubblica
titoli per ragazzi, così come Don Giulio Tarra, Pietro Dazzi,
Augusto Alfani, Luigi Sailer (1825-1885), autore di una raccolta di poesiole,
L'arpa della fanciullezza
, tra le quali è ben sopravvissuta

La vispa Teresa. Bisogna arrivare a Ida Baccini (1850-1911) perchè si rinnovi il racconto
per fanciulli con l'introduzione del fantastico; i testi sono gradevoli,
anche se risentono del modello del Thouar e la narrativa è semplice
e poco incisiva. Tommaso Catani :
(1858-1925), erudito e scienziato appartenente all'ordine dei Padri
Scolopi, pubblica libri di divulgazione scientifica ad uso degli scolari,
ed oltre 80 titoli tra racconti e novelle, dove il fantastico torna

prepotentemente alla ribalta, e gli animali assumono il carattere di
veri personaggi.
Le cose però cambiano davvero solo con Carlo Lorenzini (1826-1890, Carlo Collodi).
Giornalista per i maggiori quotidiani nazionali, nel 1848 fonda il proprio
foglio, Il Lampione (che riprenderà nel 1860),
e nel 1849 La Scaramuccia. Nel 1875 traduce per l'editore
Felice Paggi le fiabe di Perrault; nel 1880 è invitato da Ferdinando
Martini a collaborare al nuovo Giornale per i bambini
dove vi inizia, a puntate, la Storia di un burattino,
che verrà pubblicato in volume nel 1883 come "Le avventure di Pinocchio", dove si mescolano dinamismo e fantasia, il reale e il fantastico, dove gli animali impersonano i pregi ma soprattutto
i difetti tipici degli esseri umani, e la narrazione si rivolge direttamente
ai "piccoli lettori", senza mediazione e senza moralismi.
Tornando alle favole, una sensibile autrice è senz'altro Emma Perodi (1850-1918),
che raccoglie fiabe vecchie e nuove e resuscita le fate, da sempre amiche di ogni bambino.
Concludiamo il secolo menzionando il filone americano dei racconti di
avventure che non tengono conto della morale puritana, detti racconti
di bad boys (J.T. Trowbridge pubblica Cudjo's Cave nel 1864 e Thomas
Bailey Aldrich
The Story of a Bad Boy nel 1869), dal quale nascono i capolavori di umorismo di Samuel Clemens (1835-1910, Mark Twain) Tom Sawyer e Huckleberry Finn ( " Le avventure di Tom Sawyer").

 Luigi Bertelli (1860-1920, Vamba) giornalista a Firenze nei primi del Novecento, fonda due settimanali umoristici, L'O di Giotto e Il bruscolo, e nel 1906 Il Giornalino della Domenica.
Scrive diversi racconti per ragazzi, di cui il più famoso è Il giornalino di Gianburrasca, che pur rifacendosi alla tradizione americana dei bad boys, non nasconde l'intento satirico verso
la sua epoca.

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